IMPERTINTENZA COI BAFFI

Maurizio Costanzo, uomo potente nel panorama dello show-business italiano, e’ da poco diventato consigliere del Ministro dei Beni e delle Attivita’ Culturali, Sandro Bondi (e l’articolo potrebbe chiudersi qui). In una recente intervista al Messaggero, Costanzo racconta della nomina e di come abbia accettato a patto, si legge, di potersi “occupare anche di arte povera: le feste di piazza, il recupero del racconto dei vecchi, la musica popolare, le processioni, le sagre di paese”, eccetera eccetera. Proseguendo la lettura, il discorso si fa scottante: il nostro parla della realta’ del teatro amatoriale, e ne parla come unica custode della vera passione per l’arte teatrale e unica meritevole di investimenti. Perche’, ci si chiede? E gli attori professionisti? Nell’intervista si legge:”Facciamo un ragionamento sui professionisti: oggi gli attori bravi preferiscono la fiction, perche’ vengono pagati bene, ricavano dalla televisione una grande popolarita’ e, per lavorare, non devono muoversi, sono prevalentemente stanziali. Chi spende tempo ed energie, e affronta sacrifici pazzeschi per recitare, sono invece gli attori delle compagnie amatoriali.” Questa affermazione degna di un avventore da bar sport, e non certo di una persona che opera da decenni nel mondo dello spettacolo, e che oltre a fare tv dirige teatri e festival in lungo e in largo in Italia, ne’ tantomeno di un consigliere del Ministero della cultura, mistifica la realta’: il teatro professionale in italia soffre perche’ e’ abbandonato a se’ stesso, e gli attori professionisti(che non si limitano a imparare un copione a memoria la sera dopo cena)sono costretti a lavorare spesso gratuitamente o con paghe da fame, ad allestire spettacoli a proprie spese senza l’appoggio di istituzioni o leggi che li tutelino. E infatti, l’intervista ha suscitato delle reazioni, specie in rete, dove tantissimi attori professionisti hanno fatto sentire la propria voce. L’ApTI, Associazione per il Teatro Italiano, ne ha raccolte parecchie e divulgate in un documento che contiene l’articolo incriminato e 49 pagine di commenti di attori offesi e arrabbiati. Dice Benedetta Buccellato, attrice e segretaria dell’ApTI: “Oggi gli attori di teatro recitano nelle fiction televisive soprattutto perche’ non hanno dignitose proposte teatrali. O non ne hanno affatto. Di teatro ce n’e’ poco, spesso malfatto, e gli “eventi” sono brevi e sporadici, confezionati, il piu’ delle volte, ad uso e consumo dei moderni Principi (Stato o Enti locali) che li commissionano. L’attore professionista, da una decina d’anni a questa parte, non ce la fa piu’ a vivere di solo teatro. Ecco perche’ si ritrova ad ingrossare il variegato cast della fiction televisiva, al fianco di veline e tronisti (quelli si, popolari e ben pagati, oltre che sponsorizzati dai vari Presidenti)”. Nel documento, gli attori urlano la loro indignazione, reclamano il rispetto per i loro sacrifici(quelli veri) e i loro studi, e accusano Costanzo di descrivere una realta’ distorta e infamante; gli rinfacciano la sua tentacolare estensione di potere, il suo contributo alla deriva culturale tramite i suoi programmi tv, e l’esportazione dei modelli fantoccio-televisivi, con attori dilettanti e “comici da saponetta”, nei teatri italiani(Brancaccio in primis). Gli ricordano che in tv non ci entri se sei bravo ma se conosci la persona giusta, che anche la tv vive di facce note e non di attori bravi; c’e’ anche il commento di una regista amatoriale che chiede di vedere piu’ arte e ricerca professionale e meno proposte televisive a teatro. Sarebbe giusto ricordare a Costanzo che le compagnie amatoriali, che nessuno vuole screditare, fanno pero’ teatro per hobby, e che quindi non hanno nulla a che vedere con chi lo fa da professionista, da studioso, da ricercatore. Se il teatro soffre non e’ perche’ gli attori bravi sono attratti da facili guadagni, ma, si legge, “perche’ sono stanchi di non trovare lavoro, di non trovare attenzione a meno che non si passi da quella scatola, che ha il potere oggi di decidere chi vale e chi non vale e sminuire quella che dovrebbe essere la ragione prima di questa professione, cioe’ la ricerca, la cultura” . Ricerca e cultura che il teatro amatoriale non fa. E, ovviamente, nemmeno la tv, signor Costanzo.