L’uso sportivo del pericolo

Lanciare dati allarmanti in questo paese e’ un rituale da gossip: allarmante e’ il caldo, allarmante e’ il freddo, allarmante e’ l’economia, allarmanti sono le strade, allarmanti sono le condizioni sociali, eccetera. Nonostante la confusione che si genera rispetto a quali siano gli allarmi reali e quali quelli da conversazione, ci sono ancora dei capisaldi morali su cui l’opinione comune e’ generalmente concorde. Uno di questi argomenti e’ senz’altro il possesso privato di armi. A guardare i dati(non facilmente reperibili, oltretutto) il popolo italiano, sotto la morsa dell’insicurezza sociale, negli ultimi anni ha deciso di optare per l’autodifesa. A tutt’oggi, secondo le stime delle principali questure italiane, le persone autorizzate al possesso di armi in casa sarebbero ben 13 milioni, cioe’ un cittadino ogni quattro. Poliziotti e carabinieri denunciano l’attuale situazione, perche’ contrariamente a quanto si pensi, piu’ e’ facile possedere un’arma e piu’ la sicurezza dei cittadini e’ a rischio. Lo confermano le innumerevoli storie di cronaca che affollano le tv cacciatrici di audience, e lo confermano anche dati piu’ autorevoli diffusi tra gli altri dall’OMS e dalla Croce Rossa Internazionale: negli Stati Uniti si contano 90 armi ogni 100 abitanti, e il tasso di decessi provocati da armi da fuoco(omicidi e suicidi) e’ 11,3 ogni 100mila persone, il piu’ alto dell’Occidente; di contro, Inghilterra e Galles, 4 armi ogni 100 abitanti e 0,3 decessi ogni 100mila persone. E l’Italia? Come al solito, e’ un paese anomalo. Nonostante siamo tra i primi paesi al mondo nel commercio mondiale di armi, non siamo altrettanto ben piazzati nelle classifiche di cronaca nera. Ad oggi si contano 27 armi ogni 100 abitanti, e il tasso di mortalita’ e’ 1,5 ogni 100mila; il paradosso sta nel fatto che, mentre il numero complessivo di omicidi e’ dimezzato dal 1992, se si considerano le differenti categorie(criminalita’ organizzata, furto-rapina, lite-rissa, ecc) sono tutte in calo eccetto una: gli omicidi familiari, cioe’ quelli in ambito familiare e legati a raptus di follia, motivi passionali e rancori personali. In questo quadro, viene da se’ preoccuparsi del numero di licenze concesse a privati, che aumenta invece che diminuire. In che modo? Ovviamente, aggirando i controlli, una storia tipicamente nostrana. Pensando solo alle vie legali, esiste un modo per ottenere facilmente un porto d’armi, ossia richiedere una licenza per “uso sportivo”, per cui bastano una visita del medico di famiglia e un certificato della Asl (che di fatto si possono anche comprare in agenzie specializzate come accade per le patenti di guida). Questo tipo di licenze devono essere rinnovate solo ogni 6 anni come anche quelle di caccia, mentre le licenze per difesa personale si rinnovano ogni anno. E questo e’ uno dei metodi legali, se poi si pensa a quelli illegali (in territori di criminalita’ organizzata, ad esempio) e alla scarsa precisione dei dati in possesso dallo Stato (gli archivi sono ancora cartacei e la raccolta dati e’ aggiornata con ritardi fino a cinque anni), il quadro peggiora ulteriormente. A questo proliferare di armi si aggiunge un proliferare di “campi da tiro privati”, come indica l’Unione Italiana di Tiro a Segno, i quali sono ovviamente difficili da registrare e controllare, e non hanno alcun dovere di identificare i frequentatori. Il nostro paese, insomma, non sembra essere molto in pace. Certo, non e’ facile guardarsi intorno e credere di essere circondato da persone armate, ma se si riesce a focalizzare l’immagine improvvisamente ci si sente molto meno sicuri. A meno di non voler comprare anche noi una pistola, come si fa negli Stati Uniti.