ITALIA BRAVA MA NON SI APPLICA

Secondo Enrico Garaci, presidente dell’Istituto Superiore di Sanita’, “il problema e’ che oggi in Italia esiste una profonda divaricazione tra la produzione di conoscenza e la sua valorizzazione economica e sociale”. Infatti, sempre secondo Garaci, “l’Italia produce da sola il 4% della conoscenza mondiale con una vasta produzione scientifica, eppure nella classifica della competitivita’ nei paesi OCSE il nostro Paese occupa solo il 46o posto”. Stiamo parlando di ricerca, e in particolare del suo ramo che si traduce in forma utile e tangibile per il lavoro e la societa’: i brevetti. Un ambiente gia’ piuttosto bersagliato, quello della ricerca italiana, tutti lo sappiamo come un settore martoriato dalla mancanza di investimenti a dall’arretratezza delle tecnologie a sua disposizione. Nel settore brevetti il panorama non e’ incoraggiante per un ricercatore italiano: mentre negli Stati Uniti registrare ad esempio un brevetto biomedico puo’ costare 20-30mila eurouro, da noi puo’ costare anche il doppio: sono pochi i ricercatori italiani che possono permetterselo. Non a caso, la spinta a cercare consensi e finanziamenti per il proprio lavoro all’estero, dove invece gli italiani sono generalmente molto apprezzati, e’ molto forte proprio nel settore della ricerca(negli USA fino al 20% di quanto brevettato nelle Universita’ e’ italiano). L’italia e’ tra i paesi piu’ scarsi in fatto di brevetti, anche se eccellente nella pubblicazione di testi scientifici. E in questa situazione, il governo italiano tagliera’ ulteriormente i fondi gia’ molto scarsi destinati alla ricerca, in barba agli impegni presi a Lisbona: nel 2008 ha destinato l’1,1% del PIL alla ricerca, assicurando che nel 2009 sarebbe salita al 3%; i tagli invece la fanno scendere allo 0,9%. Colpa della crisi? Non proprio. La crisi economica ha colpito tutti i paesi europei, eppure la Francia aumentera’ del 50% i fondi destinati alla ricerca, la Svezia, gia’ prima in Europa(4,27%) aumentera’ di altri 500milioni di corone. E allora? Questioni di governo, diremmo noi.