Storie di scorie

Quando si parla di Ulderico Pesce, spesso viene il dubbio di pubblicare nella rubrica sbagliata. Non c’e’ dubbio che si tratta di teatro, in scena Pesce racconta le storie dei suoi personaggi, storie poetiche fortemente attaccate alla realta’, con l’efficacia di un interprete intenso e profondo. Potrebbe essere anche attualita’, visto che i suoi personaggi sono fortemente immersi nella realta’ italiana che li circonda, ne parlano riproducendola fedelmente, ricordano allo spettatore che le mille cronache di cui sentiamo parlare in maniera fuggevole sono sempre abitate da persone e dalle loro vite. Ma non sarebbe sbagliato neanche scriverne in politica, visto il forte accento marcato nella narrazione, i dati e i documenti di cui lo spettatore viene messo al corrente, e soprattutto l’azione sociale che accompagna ogni spettacolo, le petizioni e le campagne di informazione. “Storie di Scorie” e’ la storia di Nicola, figlio di contadini lucani, ex addetto alle pulizie nello stabilimento nucleare della Trisaia di Rotondella(MT), poi soldato in Bosnia e ora postino a Saluggia, in Piemonte. E’ anche la storia della famiglia di Nicola, una famiglia di Scanzano Jonico che partecipa alla lotta contro la costruzione del deposito unico di scorie nucleari nella loro terra. E’ anche la storia di un governo, il Berlusconi II, e delle sue malate politiche sociali e territoriali, contrarie ad ogni principio umano, sociale e democratico. Perfettamente in linea, insomma. Nicola riceve una lettera in cui la sorella lo invita a tornare in famiglia a causa dello stato di salute di suo padre. Sono i giorni caldi delle proteste in Basilicata, il governo Berlusconi ha dichiarato la volonta’ di costruire un deposito di scorie nucleari a Scanzano. I genitori di Nicola sono contadini, poco informati della realta’, delle manovre politiche, padroni solo dell’intuizione popolare che in Italia anche il piu’ lontano dei pastori condivide, cioe’ la coscienza di essere guidati da “governanti di niente”. Nicola rientra in famiglia, incontra suo padre, sua madre, la sorella, e parla della manifestazione dell’indomani, spiega ai genitori cosa e’ un reattore nucleare, cosa sono le scorie prodotte e perche’ fanno male, spiega quale dovrebbe essere lo stato di sicurezza di un deposito di scorie e mostra come questa sicurezza in Italia e’ spesso ignorata a norma di legge. Solo in scena, Ulderico non solo fornisce informazioni, ma con leggerezza e lieve ironia racconta attraverso gli occhi e le parole di tutti i personaggi un dialogo familiare pieno di sentimento, di condivisione e indignazione, che tra le altre cose fa lanciare sovente agli interlocutori critiche che sovrastano le teste del pubblico, come: “…e tutti quanti che stanno chiusi in casa a guarda’ “i pacchi”!” Le migliori parole per descrivere il suo lavoro sono le sue stesse parole: “Mio nonno, come suo padre, ha fatto l’arrotino[...]e mi ricordo che si piazzava davanti alle macellerie e parlava forte che lo sentivano tutti[...] cominciai a raccogliere testimonianze di cose vere, cominciai a scrivere e raccontare storie come faceva mio nonno. Quelle storie cominciano a interessare tanta gente che mi viene a vedere senza portare coltelli e forbici da “ammolare”". Questo e’ il teatro civile di Ulderico Pesce.