Diebstahl Macht Frei

NOTA: Il seguente articolo è stato scritto prima del ritrovamento della famosa scritta, ma il fato ostile per non dire bastardo ha voluto che fosse pubblicato in contemporanea col suo ritrovamento.
Visto però che la grigia realtà non deve assolutamente rovinare l’estetica della fantasia, leggetelo fingendovi ignari e senza fare storie! Grazie.
(Mi rallegra comunque che il pericolo di uno spettacolo di Moni Ovadia sia scampato.)

In rete girano da qualche giorno le prime teorie dell’auto attentato berluscotico, e il sottoscritto ribadisce l’intuzione della messa in scena diffusa nell’articolo della settimana scorsa.
Come ho fatto a capirlo?
Ehi!, è Berlusconi!
Voi ostentereste la vostra immagine devastata se foste Berlusconi?!
Lui è padrone della sua immagine, se capitasse veramente un imprevisto i suoi cecchini sono addestrati ad uccidere prima di tutto i fotografi!

A questo punto sarà molto interessante vedere come va a finire! Quale sarà la verità?
Anime in pace gente, non lo sapremo mai, conto poco su un nuovo processo di Norimberga.
Vi invito pacatamente a seguire la faccenda nei prossimi mesi, facciamoci le nostre domande e poi, parafrasando un illustre collega, decideremo se ascoltare la nostra intelligenza o Minzolini.

Voltando pagina, vogliamo spendere due paroline su D’Alema?
…no.

Voglio invece cogliere l’occasione per ringraziare il compagno Fini, la sua boccetta di valium a Feltri mi ha dato l’idea per i regali ai parenti.
Con la scusa dell’autore satirico, quest’anno mi eviterò il mercante in fiera.

Ma basta faceziare, passiamo all’argomento che ha destato maggior interesse a me stesso nelle pause da youporn: rubata l’insegna “Arbeit macht frei” da Auschwitz.

Furto insolito, non c’è che dire, forse un gesto di protesta per il rialzo dei prezzi dei souvenir turistici.

Si pensa ad una profanazione simbolica, e in questo caso mi aspetterei nei prossimi giorni di vederla comparire da un’altra parte per completare il messaggio.
Starebbe bene all’ingresso di Termini Imerese.

Qualcuno invece indica la pista di collezionisti folli.
Il collezionismo folle di solito è l’alibi del collezionismo ladro, personalmente andrei a rifare un giretto nella cantina di Tanzi.

Visto il brancolare nel buio delle autorità polacche, mi permetto di dare altre ipotesi*:

-l’ha rubata per il suo spazio esposizioni un cinico rivenditore di stufe.
-l’ha rubata il direttore del museo dell’olocausto per incassare l’assicurazione.
-l’ha rubata Borghezio per appendersela al collo.
-l’ha rubata uno zelante fabbro nazista per rimettere dritta la “B”.
-l’ha rubata un gruppo di rom per fonderlo e rivenderlo come metallo mistico per otturazioni ad una lobby di dentisti massoni.
-una lobby neonazista guidata da un dentista massone folle, in accordo col direttore del museo che incasserà l’assicurazione, ha affidato il furto ad un gruppo di rom per rivenderla ad un cinico rivenditore di stufe, che è Borghezio.
-un gruppo di rom collezionisti folli con l’hobby dell’ortodonzia, su ordine del direttore del museo dell’olocausto, ha assunto un cinico rivenditore di stufe per fondere la scritta e ricavarne tanti piccoli modellini simbolici da tirare in faccia a Shimon Peres.
-è ancora lì ma non si vede perché ricoperta di neve.

Spero venga ritrovata presto, ho paura che il fatto possa scatenare uno spettacolo di Moni Ovadia.

*le ipotesi mi sono state suggerite dallo spirito del defunto Joe Strombel.
“…chi?!”