Il Pirandello sconosciuto

Al Teatro dell’Orologio va in scena “Il Pirandello sconosciuto”, rassegna di testi minori dello scrittore a cui si accompagna il premio di critica teatrale giovanile “Luigi Pirandello”, rivolto a scuole superiori e università, col patrocinio della Provincia di Roma e del Ministero della Gioventù.

Un modo per far conoscere al pubblico, e in particolare ai piu’ giovani, il Pirandello meno noto: quello de ”L’altro figlio”, racconto dell’emigrazione visto dalla parte di chi resta, in una Sicilia di inizio Novecento che si ripete in ogni tempo e in ogni luogo, e quello onirico di ”All’uscita” e ”Sogno (ma forse no)”, sospeso tra la realta’ e l’altrove.

Lo spettacolo inizia con L’altro figlio, è la storia dell’anziana Maragrazia, due figli lontani che non danno notizie, e un terzo figlio che lei ripudia perché frutto dello stupro subìto dai briganti.
Maragrazia, vaga per il paese mendicando l’aiuto di qualcuno a scrivere una lettera ai figli lontani; incontra un giovane medico, nuovo del paese, il quale si impietosisce e cerca di parlare con il terzo figlio della vecchia; egli scopre così che  lui vorrebbe avere la madre con sé ma è lei che lo rifiuta, o meglio, «è il sangue che si ribella».
Un quadro immobile durante tutto l’atto, che all’inizio non restituisce l’intensità d’interpretazione che la lentezza suggerirebbe, ma via via che la narrazione prosegue si fa o più marcata o più leggera, assecondando bene le aspettative ritmiche. Nonostante la poca azione scenica generale, rotta solo talvolta da migranti che caricano bagagli per la partenza, i dialoghi, ben resi dagli attori, non risultano noiosi o piatti, mantenendo l’attenzione dell’uditorio salda alla narrazione anche là dove non ci sia forte energia.
Un bel testo restituito con una buona grazia, in cui alla fine saggiamo l’umanità del dramma personale che, sebbene appena consumato può sconvolgere l’esistenza, il tempo è in grado di rendere fardello abituale del quotidiano.

All’uscita è un bizzarro sospeso di anime defunte che si incontrano nei vialetti di un cimitero abitati solo da croci, recinti e qualche albero secco.
Pirandello immagina nel suo “mistero profano” l’incontro delle anime che, lasciato il loro corpo nella tomba, continuano a persistere nella ricerca di una risposta, la soddisfazione di un umano desiderio, prima di sparire del tutto.
L’uomo grasso è in attesa vendicativa dell’arrivo della moglie adultera, e intanto intrattiene vezzi raziocinanti con la filosofa(nel testo originale un filosofo), fino all’arrivo della moglie e di un bambino che porta una melagrana.
Il senso di sospensione è asciutto, cornice dell’attimo immobile di un tempo che non scorre, e così etereo resta fino all’arrivo del personaggio della moglie, che irrompe letteralmente: molto energica e interessante da vedere ma forse carica di emozioni e sensazioni estranee alla storia, così tanto da perdere talvolta il contatto col resto della scena, quasi un monologo a parte.
Nel complesso, assistiamo ad una sequenza non magra di spunti interessanti per quanto apparentemente sfilati da una narrazione riconoscibile.
Un occhio positivo alla scenografia, che sa rendere efficacemente con semplice povertà l’atmosfera placida e fredda di cui si nutre la pièce.

La serata in nostra osservazione è stata mancante di Sogno(ma forse no?), a causa di problemi di salute dell’interprete femminile.

In scena al teatro dell’Orologio fino al 24 Gennaio, L’altro Pirandello,

Sogno(ma forse no?) – L’altro figlio – All’uscita,

con Caterina Merlino, Gianni Dal Maso, Simone Perinelli, Laura Sinceri, Alessio Rizzitiello, Luisa Colasanti, Maria Pignatelli e Veronica Scurti per la regia di Giulia Franchi e Caterina Merlino.