Apologia della muffa

Sanremo.
Il sottoscritto non criticherà mai i testi, sarebbe come uccidere uno scarafaccio buttandogli addosso due torri gemelle.
Mi limiterò ad esternarvi i miei pensieri in pillole.

Scanu. Moccia si sarà commosso.

Pupo-Filiberto-Canonici. Heil Hitler.

La canzone di Arisa era buona. Per lo zecchino d’oro.

Malika.
Brava, per essere una che usa le consonanti solo perché è costretta dalla lingua.

Non mi esprimo su Irene Grandi, è dai tempi di Bum Bum che fa parte dei miei sogni porno.

Fabrizio Moro, “Non è una canzone”.
E’ scorretto fare dell’umorismo.

Povia.

Ruggeri. Interessante il fenomeno di rifrazione della luce sulla sua testa.

Cristicchi. Peccato.
Prendete quelle conversazioni che si fanno a casa degli amici, con un calice di vino rosso, quando sono finite le patate al forno, e mettetegli sotto la sigla di DragonBall Gt.

Sonhora. Il loro sguardo intenso comunica “scusate, siamo qui perché non abbiamo trovato l’uscita”.

Marco Mengoni. Di lui Morgan ha detto: “E’ un tossico”.

E adesso venitemi a dire che se voglio parlare di Sanremo devo parlare delle canzoni.

Ah, i giovani non li ho cagati.

Sappiamo che il Sistema vuole dare al popolo solo cose rassicuranti,
per questo anche quest’anno Sanremo è una merda. -rileggete questa frase 3 volte, grazie-

E ora scusatemi, vado a farmi fare un massaggio.