Intervistismi #1

(pubblicato su Fuorilemura.com il 21/06/2010)


Sapevate che ci sono dei comici anche fuori dall’Italia?
«Scusa, perché in Italia dove sono?»
Bravi, così vi voglio. Ma pare che non tutti siano d’accordo.
Esiste infatti un certo ReRosso, conosciuto nella vita reale col nick Roberto Ragone, che è ideatore e fautore del progetto ComedySubs, un sito che propone spettacoli di più o meno noti Comedian stranieri sottotitolati in italiano, un sito senza il quale parecchia gente oggi non capirebbe la differenza tra citazione e plagio (adoro fare battute per pochi nerd).
L’ho intervistato, che fa molto giornalista, e il risultato è nei seguenti capoversi, che fa molto scrittore.

-Ciao Roberto, anzitutto chi sei e cos’è ComedySubs?
-Sono un laureato in lingue e ora lavoro in una software house. Il progetto ComedySubs è nato con l’intento di diffondere la conoscenza della satira americana (e non solo) in Italia, visto che qui da noi spesso il concetto di “satira” è frainteso. E’ un progetto totalmente no-profit, io e i miei collaboratori lo facciamo solo per passione. Certo, se si trovassero sbocchi economici, tanto meglio, ma noi siamo comunque contenti di fare quello che facciamo.

-E anche io sono molto contento che lo facciate gratis.
Dunque, pochi giorni fa hai concesso un’intervista ad un altro sito, RiotVan, in cui hai detto una cosa che mi ha molto colpito: tu ami divertirti con divinità dello StandUp Comedy come George Carlin, ma anche con Checco Zalone. Hai veramente detto così o devo smetterla io con l’assenzio?
-Io ho detto, cito testualmente, “tanto per non sembrare troppo snob, ti dico anche che non si vive di sola satira intelligente: ogni tanto mi piace fare anche qualche risata spensierata con Checco Zalone”. Il che significa che 1) non considero quella di Zalone comicità intelligente; 2) che la fruizione di Zalone è per me occasionale.
Magari detta così, l’intento di non sembrare snob va a farsi benedire…però penso davvero che ogni tanto, una comicità più “bassa” possa andare bene, e a me Zalone sembra il più dotato fra i comici “bassi”.
Il problema semmai è che in Italia si vede solo quel tipo di comicità, fatta anche male.
Lasciamo per un attimo da parte la satira, confrontiamoci soltanto sulla comicità – lo standup non è solo satira, giusto? Come consideri i due tipi di comicità? E perché ti fa ridere uno e ti fa ridere l’altro?
George Carlin quando sale sul palco diventa una specie di fustigatore di folle, un santone laico che tira fuori il marcio della società e te lo sbatte in faccia per fartelo vedere e per mostrarti quanto anche tu sia patetico. Quando Carlin fa della comicità non satirica resta comunque nel personaggio: prendiamo ad esempio i lunghi passaggi di Carlin sul linguaggio. In quei passaggi, Carlin si pone come superiore al linguaggio di uso comune, ne espone le contraddizioni e causa la risata svelando qualcosa che il pubblico non aveva mai notato, o che non aveva mai pensato in QUEI termini.
La comicità di Luca Medici si basa sul principio contrario: il suo personaggio Checco Zalone si pone come inferiore allo spettatore. Nelle sue prime apparizioni, Zalone era un ex galeotto e il suo nome, in barese, significa “che tamarro”. Il linguaggio di Zalone è sgrammaticato e le sue performance si basano quasi sempre sulla parodia. Il fatto che lui faccia la parodia di canzoni che già in originale si collocano nel recinto della musica di massa, abbassa ulteriormente il livello. In pratica, la risata che provoca Zalone è di pancia, come quelle che ti scappano quando una signora sovrappeso scivola su una buccia di banana. Una risata di cui poi magari ti vergogni pure.

-L’hai detto tu, eh?! Ragionando sui due tipi di comicità come forme artistiche e quindi espressioni di due culture differenti, quale cultura riconosci più affine a te?  Si instaura mai in te un meccanismo comparativo tra le due forme di comicità che ti impone di preferirne una?
-Questa domanda è scivolosa, perché uno dei motivi per cui penso di aver citato Checco Zalone invece che altri è proprio l’affinità culturale. Io sono barese come Zalone: forse è proprio per questo che riconosco i pattern di riferimento e rido di alcune sue performance. Non dimentichiamoci che Luca Medici ha un debito notevolissimo verso l’Emilio Solfrizzi dei tempi di Toti e Tata. Un suo personaggio, Piero Scamarcio, parodiava canzoni in inglese semplicemente facendone la traduzione letterale e cantandole con accento barese. Se consideri che tutti i pugliesi della mia generazione sono cresciuti a pane e Toti e Tata (e io e Medici siamo nati lo stesso giorno dello stesso anno), capisci cosa intendo per affinità culturale. Poi è chiaro che, superando l’infrastruttura del brodo culturale assorbito per osmosi, trovo molto più affine al mio modo di pensare la comicità di Carlin. Ammiro molto di più chi prende una posizione chiara nel dibattito culturale e tenta di cambiare lo zeitgeist, rispetto a chi si colloca in una comoda posizione di qualunquismo e non fa nulla per cambiare lo status quo. Proprio per questo, quello che tu definisci “meccanismo comparativo” mi impone di preferire una comicità che vada oltre la risata fine a se stessa.

-E come mai, secondo te, il riconoscere il valore di una risata che vada oltre non ti comporta anche disinteresse per una risata più qualunquista?
-Perché non si vive di sola cultura, di sola poesia. Non siamo solo cervello, ci sono anche gli istinti di base. E poi, non è detto che tutte le battute debbano esprimere dei punti di vista. Anche George Carlin, quando dice l’ormai famigerata battuta sulla falena che vola dritta quando scoreggia, non sposta di un millimetro il dibattito politico, eppure rido di gusto.

-Secondo me però la battuta sulla falena che scoreggia è un capolavoro di arguzia e fantasia, è una risata di pancia e insieme uno stimolo, e questo la rende comicità “alta”, in qualche modo. Checco Zalone invece non ha di questi slanci, lui come tutto lo zelighismo non sono altro che un tritare all’infinito luoghi comuni già tritati allo sfinimento.
-Lo avevo detto anche nella famosa intervista che ha dato origine alle tue perplessità, con parole anche più dure delle tue. Il ripetere di luoghi comuni è proprio alla base della risata “facile”.
Quello che voglio dire è che a volte la risata facile ci sta pure, non c’è niente di male. Per esempio, quando Checco Zalone trasforma “Ti regalerò una rosa” in “A me mi piace quella cosa”, mi ribalto dal ridere anche se sta giocando la carta della volgarità gratuita. Non trovo questa risata meno nobile del guardare le partite della Nazionale lasciandosi trasportare dal tifo: sappiamo tutti che sono attività improduttive che non ci fanno evolvere in nessun modo, però ogni tanto è lecito rilassarsi e fare cose “stupide”.

-Sono della tua stessa idea circa la liceità di fare cose stupide, lo sarebbe chiunque. Eppure, vedere un profondersi di ignoranza tale in televisione mi irrita notevolmente. Forse perché le cose “stupide” vengono elevate al rango di “cultura”, rendendoci alla larga un popolo lieto di distinguersi per la sua ignoranza.
-Il problema è proprio il fatto che il pascersi della propria ignoranza sia diventato un motivo di orgoglio! Supponiamo per un attimo di essere nel migliore dei Paesi possibile e che a Zelig invece di avere il 70% di “tormentonisti” e il 30% di monologhisti costretti a non parlare di politica avessi una situazione in cui la maggior parte dell’offerta appartiene a quella categoria di comicità “alta” di cui abbiamo parlato prima e una minoranza di comici “bassi”. In questa condizione, probabilmente Checco Zalone non ti darebbe fastidio più di tanto. Sarebbe il giusto intermezzo. Invece nella realtà a Zelig quello che ti fa ridere di più è proprio Checco Zalone! Col fatto che dice le parolacce, sembra rivoluzionario, perché dice cose che “in TV non si possono dire”! La fortuna di Zalone sta nel deserto che lo circonda. Ovviamente, non è colpa sua, ma della televisione asservita alla politica che non ammette personaggi scomodi. Ci sono in Italia tanti comici bravi che potrebbero portare dei monologhi di qualità in TV, e tu lo sai meglio di me. Solo che sono chiusi fuori. Il problema non sono io che ogni tanto mi concedo una risata stupida, è la TV che non offre altro agli spettatori.

-Ultima domanda: perchè secondo te io mi incazzo così tanto quando vedo Checco Zalone in televisione?
-Perché ti fai un mazzo esagonale per scrivere battute intelligenti e sei confinato nei piccoli teatri. E perché sei invidioso dei suoi soldi.

Bene, si conclude così questa intervista che non serviva a parlare di Checco Zalone del quale non ce ne frega nulla ma è servita invece per sostenere tre cose già ovvie:
1-ridere della stupidità è sano, purché la si distingua dalla genialità;
2-io sono frustrato perché non sono miliardario;
3-la vostra vita non ha senso se non avete visitato COMEDYSUBS, il vostro punto di riferimento per la satira sottotitolata!