Intervistismi Special

(pubblicato su Fuorilemura.com il 08/11/2010)

Visto che intervistarci a vicenda tra gente che fa satira su web sa tanto di Ballarò, stavolta ho scambiato due chiacchiere con Grazia Scuccimarra, attrice teatrale e autrice satirica che pochi di voi conoscono perché siete dei cafoni ignoranti. Lei è la professoressa che avreste sempre voluto e non per motivi sessuali(anche se non si può mai dire). Scrive testi satirici e li mette in scena da trent’anni, alla faccia di Marco Bazzoni.

In questi giorni è al Teatro dei Satiri di Roma con lo spettacolo “Belladentro(fuori non ce l’ho fatta)”

Qual’è l’idea di base da cui è nato lo spettacolo?
Come faccio ormai da quando avevo circa 6 anni, l’idea è scrivere una sorta di diario di bordo dove tenere traccia di ciò che osservo, della vita sociale, sentimentale, politica, a 360 gradi. In fondo la mia prima natura, che non si è mai compiuta, è quella della giornalista: provai a fare quel mestiere collaborando al Corriere dello Sport[a 17 anni, nda], all’epoca, tempi prodromici rispetto a oggi, era però ancora possibile dire di “no”: io ho detto “no” ad alcune richieste e ho dovuto abbandonare il mestiere, mantenendo però il taglio giornalistico nel lavoro teatrale. Credo di interpretare il lavoro di giornalista meglio dei giornalisti di oggi, che non sono capaci di osservare oltre quello che hanno immediatamente sotto gli occhi. Al di là di questo, nel lavoro teatrale, che ho iniziato salendo in scena perché nessuno voleva recitare i miei testi, non mi pongo come primo obiettivo il piacere a tutti i costi, ma semplicemente non offendere l’intelligenza dello spettatore, che mi sembra d’obbligo oggigiorno.

Non le faccio domande specifiche sull’attualità politica, dichiarazioni spontanee?
Io seguo Berlusconi da quando tu non eri nato, quando era ancora palazzinaro, e già nell’80 parlavo di Milano 1, Milano 2, Milano 3, Milano 4, fino a Milano 254 in provincia di Reggio Calabria. Già io odio i palazzinari, gli operai che colano il cemento mi fanno venire le crisi isteriche, in questo spettacolo lo seguo anche in quello che credo sia il suo declino politico, perlomeno per i più ovviamente, poi c’è ancora quella coda di gente che lo segue…

Secondo lei qual’è lo stato della satira in Italia?
La satira da un lato sta bene, parlando di chi la fa, ma dall’altro sta male perché il suo ruolo, che è sempre stato quello di sollevare dei veli, diventa inutile in una società dove tutto è così palesemente esplicito. Cosa c’è di più drammaticamente comico della realtà attuale? La satira sta male perché è stata sopravanzata da una realtà che l’ha reclusa in un angolo. Per questo bisogna stare attenti a fare satira, a volerla fare a tutti i costi, si finisce troppo facilmente a fare le macchiette, lo sfottò; la “satira satira” è più sostanziosa e più difficile.

Secondo lei, le persone sono vittime del sistema politico-massmediatico, oppure hanno le loro responsabilità?
Le persone hanno una responsabilità sconfinata. Quest’anno parlo poco di Berlusconi, lo trovo ormai come sparare sulla croce rossa. Io ce l’ho col popolo, con quelli che lo difendono, che non credono alle sue malefatte. Non credo assolutamente che il popolo sia vittima dei massmedia, la televisione si approfitta certo della natura del popolo, questa disonestà di fondo esiste, ma la responsabilità ultima di ciò che accade è del popolo, nessun altro. E la colpa è soprattutto delle donne, perché siamo di più! Gli uomini vedono in Berlusconi quello che assolve i loro vizi. Le donne non lo capisco cosa ci trovino. Vedo solo la loro stupidità, l’incapacità di pensare.

Lei è un’attrice non tradizionale. Tecnicamente, come Valeria Marini. Lei è un’autrice, e Valeria Marini ha pubblicato un libro. Dove andremo a finire?
Io non sono così talebana in questo senso, trovo che sia giusto dare a tutti la libertà di esprimere. Parto dall’assunto che chiunque, anche il più cretino, ti può dare un input, niente va buttato, anche se poi li critico.

Diciamo che allora l’errore è dopo, quando uno che ha pubblicato un libro diventa automaticamente scrittore?
Esatto. E magari uno scrittore vero non riesce a farsi pubblicare perché non è nessuno.

Nonostante le varie difficoltà di cui abbiamo parlato, lei incoraggerebbe un giovane a fare teatro?
Sì, sempre. Con la consapevolezza delle difficoltà a cui va incontro. E accompagnandoci un lavoro vicino, perché non si vive, e le dinamiche del lavoro nel teatro non si muovono mai per mezzo del talento, ma perché sei l’amante di quello o di quell’altro. Se io non avessi la mia forza personale di fare teatro, raccogliere gente, anche girando tutta l’Italia, probabilmente non farei nulla. Sai che io non sono mai stata chiamata a fare un ruolo in qualche compagnia teatrale? Nel cinema ho fatto pochissimo, le esperienze si contano sulla punta delle dita. Forse perché in Italia un’attore viene identificato col suo personaggio, e viene collocato solo nell’ambito del personaggio.

Su un’intervista su abruzzocultura.it lei ha dato questa risposta ad una domanda: «Sono stufa di essere un’artista ironica e auto-ironica. L’ironia è uno strumento del potere. Se c’è ironia non c’è indignazione, perché l’ironia sazia e smorza la reazione della gente.»
Diciamo che la risposta era sintetizzata, quindi forse un pò imprecisa. Era una reazione. Anche se è vero che ce l’ho con la satira. La gente va a teatro, ride, si soddisfa perché ha condiviso il suo pensiero con una persona che stima, e smorza la sua rabbia, finisce lì, la gente esce e tutto torna come al solito, non c’è seguito, non succede niente. Per me è frustrante anche questo, vedere che fare satira sta diventando completamente inutile.

Come concilia questa frustrazione col continuare a fare satira?
E’ un conflitto non risolto e che non risolverò forse mai. Nonostante mi sembri tutto lavoro inutile non riesco a staccarmene razionalmente. Mi fido dei miei sensori su me stessa. Quando sentirò che non avrò più nulla da dire, che non funzionerà più neanche per me, sarò la prima a smettere. La società vive bene anche senza i miei spettacoli.

E’ quello che vorremmo sentir dire a Fiorello.
E mai invece a Grazia Scuccimarra. Grazie!

“BELLADENTRO(fuori non ce l’ho fatta)”
di e con Grazia Scuccimarra
AL TEATRO DEI SATIRI
dal 3 al 21 Novembre
via di Grottapinta 18, ROMA