Teatro Proibito

“La censura è quella cosa/che ti imbianca un pezzo scritto/e che abusa di un diritto/senza mai capire un corn!”. Era Petrolini a riassumere in questi leggeri versetti qual’era la realtà della censura, dal punto di vista di chi l’ha subita. Perché forse non tutti sanno che fino al 1962 è esistito in Italia un organo costituito appositamente per la “supervisione” dei testi degli spettacoli, l’Ufficio della Censura Teatrale.

Proprio di questo Ufficio e del suo operato ci parla lo spettacolo Teatro Proibito, di Federica Festa per la regia di Ennio Coltorti, in scena lo scorso weekend al Teatro Elsa Morante e prossimamente al Teatro dell’Orologio.

Negli anni del primo dopoguerra il teatro, seppur indebolito dalla prima concorrenza con il cinema, era ancora uno dei principali mass media, diremmo oggi, e tanto bastava perché il regime fascista ne pretendesse il controllo dal punto di vista culturale. Era d’obbligo pertanto che gli autori, prima di poter mettere in scena un testo, passassero sotto la lente dell’Ufficio di Censura, che ovviamente con un semplice timbro “respinto” o una linea rossa sopra la battuta di un personaggio, aveva il potere di modificare o annullare uno spettacolo.
Autori come Pirandello, Aldo Fabrizi, Brancati, Petrolini, Tognazzi, Aretino, Machiavelli, Fellini, sono passati sotto l’impietosa mannaia della censura.
“Volevo fare una ricerca sul teatro romano anni ’30 -spiega l’autrice e attrice dello spettacolo Federica Festa- e spesso nei libri di storia del teatro leggevo che era stato censurato il copione. Così[...]sono finita all’Archivio Centrale dello Stato, che conserva migliaia di copioni censurati fino al 1962, anno di abolizione della censura preventiva dello Stato”.

Nasce quindi l’idea di tirare fuori dal polveroso archivio questi testi e dar loro voce e corpo, nasce il libro e poi lo spettacolo Teatro Proibito, una macchina teatrale semplice ma al contempo efficace nel suo ruolo di testimone.
Federica Festa ci accompagna nel percorso storico della censura teatrale in Italia, raccontando aneddoti di alcuni casi di parole o argomenti censurati: da prima del 1900, quando le prefetture del Regno vietavano la messa in scena di opere incentrate sulla figura di un eroe ormai scomodo, Garibaldi, passando per il fascismo e arrivando ben oltre, nel 1962, anno di abolizione della censura preventiva dello Stato. Oltrepassando la quarta parete, Federica ci racconta di parole proibite come: libertà, ebreo, negro, culo; di argomenti censurati come le critiche alla Chiesa, il sesso, l’omosessualità, la prostituzione. E tra i suoi racconti di quando in quando, rivediamo le scene proibite nella loro integrità originale, ridate alla scena da altri attori che ne riproducono i testi e le intenzioni di critica, di denuncia, di riflessione degli autori.
Racconti e scene sono continuamente interrotti dal Censore, il personaggio del Prefetto dell’Ufficio di Censura che interviene costantemente come elemento di disturbo, pontificando su cosa sia lecito o meno recitare e incitando talvolta il pubblico a distrarsi o a cantare per non dare attenzione alle scene che vorrebbe proibite.

Insomma una pièce il cui principale obiettivo, raggiunto, è raccontare la storia di una rimozione culturale, di una cultura repressa e legata, di una moralità linguistica che ingabbia il libero pensiero più di leggi e forze armate. Un chiaro messaggio di presa di coscienza e di voglia di riscatto quello degli attori, che in un teatro odierno quasi svuotato (“proprio come volevano loro”), non rinunciano a farsi voce degli autori che cercano col racconto la via dell’elevazione. Perché “se è vero che con la cultura non si mangia, senza sogni si muore”.

TeatroProibito
Di: Federica Festa
Con: Federica Festa, Patrizia Bernardini, Rebecca Bosco, Marco delle Fratte, Bruno Governale, Rosa Inserra, Daniele Miglio.
Regia: Ennio Coltorti
Allestimento: Stefano Massai
Costumi: Cristiana Putzu
Grafica: Aldo Floridi
Dal 20 febbraio all’11 marzo 2012
Teatro dell’Orologio
Via de’ Filippini 17/a – Roma