Filosofia, Storia e Mestruazioni: dialoghi impuri con Marinella Maricardi

L’accostamento tra i temi è certamente coraggioso ma assolutamente consapevole.
E se Marinella Maricardi, storica direttrice artistica con Luigi Gozzi del Teatro delle Moline di Bologna, nonché attrice e autrice della conferenza buffa Corpi Impuri, è stata invitata al Festival della Filosofia di Modena per parlarne, un motivo ci sarà.

Osserva la Manicardi: “Come mai le protagoniste di romanzi, pièce teatrali, film o telenovelas non hanno mai “le loro cose”? Mia madre non faceva la conserva “in quei giorni”, diceva che il pomodoro inacidiva, e se non eri ‘a posto lì’ non potevi neanche fare la comunione. E perché la pubblicità degli assorbenti mostra sempre un liquido azzurro?! Possiamo descrivere e rappresentare il sangue delle ferite, delle trasfusioni, del cuore di Gesù, di Biancaneve, mangiare carne ‘al sangue’, ma ‘quel disturbo’ rimane un tabù, anche nelle parole. Non si rappresenta e non si dice”

Lo scorso Sabato 5 Novembre Marinella Manicardi ha rappresentato la sua conferenza spettacolo Corpi Impuri a Roma, al Teatro del Lido di Ostia, e in quella occasione l’abbiamo incontrata per parlare del suo lavoro.

Marinella, come, quando e soprattutto perché nasce l’idea di approfondire il tema della censura sull’argomento “mestruazioni”?

In realtà la prima ipotesi è stata quella di lavorare sulle modificazioni che le donne impongono o accettano di imporre al loro corpo. Di tipo estetico, le più lievi e piacevoli: taglio dei capelli come sintomo di cambiamento affettivo, colore, depilazioni, ritocchi chirurgici, fino a vere e proprie modificazioni rituali: tatuaggi, mutilazioni genitali, gonfiaggi o sgonfiaggi vari per adeguare il proprio corpo a un modello ritenuto superiore. La domanda era: perché il corpo delle donne è sempre stato oggetto di modificazioni, molto più di quello dell’uomo? Ci ho girato attorno per qualche anno, naturalmente mentre facevo anche altro. Poi mi sono accorta che stavo scambiando l’effetto con la causa. Cosa che nella vita e nei simboli avviene frequentemente. Se volevo capire perché la violenza sulle donne fosse considerata quasi normale in molte culture, dovevo partire dal valore simbolico di queste violenze. E il simbolo ha sempre radici profonde, antiche e ambigue. E cercando il focus del problema sono arrivata al sangue, alle mestruazioni, al potere di generare, e mi sono accorta che nessuno aveva mai messo in relazione le mestruazioni con la teorizzata inferiorità delle donne. O almeno nessuno che io conoscessi prima di questo lavoro e che lo dicesse apertamente.

Perché l’idea di costruirci sopra una conferenza spettacolo?
Il mio linguaggio è teatrale e con quello interpreto il mondo.Lo spettacolo ha debuttato al Festival della Filosofia di Modena tra conferenze serissime di filosofi, scienziati, sociologi di fama mondiale.Tra le tante conferenze serissime sul tema “Natura” , io ho proposto “mestruazioni, una conferenza buffa”. Semplice captazio benevolentiae . Se ti dico che io farò una conferenza buffa tu mi scuserai se quello che dico non è precisissimo o se farò paragoni irriverenti. E’ la tecnica del buffone che ridendo dice la verità che nessuno osa dire al Re.

In Corpi Impuri affermi di parlare di mestruazioni per parlare di sacro. Cosa intendi?
Le mestruazioni sono sangue che esce dall’organo genitale femminile. Il sangue è l’elemento più prezioso per la vita. La religione si occupa della vita. La religione si occupa di sangue, anche di quello mestruale. Vedi tutta la lotta furibonda sul controllo delle nascite e sul fine vita.

Quanto lavoro di ricerca è avvenuto sui libri e quanto sulle persone?
Con le persone moltissima prima di individuare il tema mestruazioni, mentre ci giravo attorno. Poi ho letto i pochissimi libri pubblicati in Italia, sul tema. Poi libri d’arte, di psicologia, di storia del corpo. Una volta individuato il tema ho riparlato con le persone e mi sono accorta che l’idea di mestruazione-sacro sembrava ovvia a tutti, come se avessi detto “Il Re è nudo”.

Quali sono le cose più curiose che hai imparato nella tua ricerca?
Che fino alla fine del 1800 la scienza non sapeva come avveniva il concepimento. Solo nel 1875 si scopre l’ovulo e solo verso il 1940 si comincia a sapere a cosa servono e come avvengono le mestruazioni. Altrettanto curioso è sapere che da questo consegue che solo nel 1977 in Italia è stata approvata una legge per la parità di salario tra uomo e donna, legge in gran parte ancora non applicata.

Quelle che ritieni più importanti?
Che la religione influenza pesantemente le nostre vite, le nostre scelte, la cultura, le leggi, i tabù di cui viviamo. In Italia poi l’influenza di un capo di stato straniero, il Papa, è troppo forte. Lo dico da atea ma la pensano così anche tutti i cattolici, donne e uomini, che firmarono i referendum per il divorzio e per la scelta di gravidanza (detta “legge per l’aborto”, anche la lingua non è neutra!!)

Ci sono elementi della tua ricerca che non hai inserito nello spettacolo ma che suggeriresti ad un pubblico di ricercare e approfondire?
Certo! Uno te lo giro subito e potrebbe essere l’argomento di una prossima conferenza: che cosa pensano gli uomini delle mestruazioni?

Che riscontri hai ricevuto dal pubblico? In particolare quello femminile?
Risate di gusto, sguardi sorpresi, visi sgomenti e anche applausi riconoscenti alla fine, per aver detto ciò che di solito si tace, si censura. E sono nate relazioni belle come quella con il Teatro del Lido.

Se il riscontro con la gente è positivo perché, secondo te, le mestruazioni restano un tabù?
Perché è uno scontro tra rappresentazioni e simbologie enormi: sangue-sesso (femminile) versus sangue-sacro (dio), sangue-perdita (fine ciclo) versus sangue-rigenerazione (dio), sangue-sporco (femminile) versus sangue puro (dio). Quindi data la contiguità dei due ordini simbolici nominare le mestruazioni è come nominare Dio, ma “non nominare il nome di Dio invano” soprattutto se evochi il sesso, tanto più quello femminile. E ancora: Dio è uomo, la sua immagine non può essere evocatrice di sesso femminile. Meglio censurare le mestruazioni così si evita lo scontro.

Il Teatro del Lido di Ostia è un teatro occupato e parte importante delle realtà di riappropriazione della cultura romane. Perché hai accettato di sostenere una occupazione?
Perché mi sono sembrate intelligenti le persone che me lo hanno chiesto. Un teatro è un luogo importante, è la lente di ingrandimento nel bene e nel male di una società. Non tutti i teatri sono da difendere, qualcuno è anche insopportabile e dannoso. Trovo dannosi quei teatri che propongono un prolungamento della televisione, con cast raccogliticci costruiti attorno al divo del momento solo per sfruttare un indotto economico, e non importa che cosa si mette in scena e nemmeno se è poco curato e sciatto (attenzione non sono ingenua: anche Strelher chiamava il divo di Sanremo Modugno, ma a rappresentare L’opera da tre soldi di Brecht con un cast strepitoso e una regia di grande rigore e bellezza). Il Teatro del Lido mi sembra un luogo aperto alla città, ai suoi abitanti, ma anche un luogo di progetti e produzioni. Gli auguro che questa occupazione finisca bene.