Barillilà


Gli spot della Barilla li ho sempre osservati come una diciassettenne secchiona del chimico biologico osserva la sua rana da sezionare.

D'altra parte, se siete di quelli che come me credono esista un legame tra il MinCulPop, la faccia Paolo Maldini e l'esistenza di LucaTelese, le pubblicità dovrebbero interessarvi.

Se la mia famiglia vendesse da generazioni cioccolatini attraverso spot in cui si vedono gigantografie di emorroidi, avrei buoni motivi per credere che i miei clienti siano appassionati di gigantografie di emorroidi.

Se una stronza con un microfono dicesse "basta alle gigantografie delle emorroidi, tra gli italiani ci sono anche tanti gattini", io mi troverei in un cazzo di casino perché gli appassionati di emorroidi notoriamente odiano i gattini.

Se il mio responsabile di comunicazione mi suggerisse allora di rassicurare il mio pubblico emorroide dicendogli che noi non faremo mai gigantografie di gattini -nonostante tra l'altro nessun essere con almeno due cellule me l'abbia chiesto,
e se poi mi suggerisse di smentire tutto poco dopo, io tenderei a fidarmi perché:

-se pago un tizio per occuparsi della comunicazione, vuol dire che non ci capisco un cazzo;
-se sto facendo questa riflessione a bordo della mia Bentley, vuol dire che la comunicazione della mia azienda funziona;
-se il mio pubblico è fatto di gente che non tollera i gattini, chi sono io per contraddirli?

Io non odio gli amanti dei gattini, di loro non me ne frega proprio un cazzo.
Ho un'azienda che da sempre vende gigantografie di emorroidi mentre fa i soldi coi cioccolatini, non sono io che devo educare gli spettatori, mica sono Giulio Scarpati. Anche se siamo pettinati uguali.

Alla maggior parte della gente piacciono ancora le gigantografie di emorroidi.
Quando tra i vecchi e i destrorsi andranno di moda i gattini, faremo i gattini.
Per ora i gattini si attacchino al cazzo e mangino brioches.
Con molto rispetto.