LA SATIRA GNÈ GNÈ GNÈ

Quello che segue è un post lungo e volgare.

Vi ho avvisati.

Perché sto scrivendo? Per colpa di questo.

Cos'è? E' l'ennesimo dibattito del cazzo sulla satira.
Cos'è la satira, quali sono i limiti della satira, hai della satira tra i denti, e puttanate a scroscio.

Questi dibattiti mi stanno sui coglioni perché durano 50 minuti invece dei 7 necessari, e non dicono un cazzo di niente.

Sono invidioso perché nessuno mi ha invitato?
Magari sì.
Ma anche no.

Comunque sticazzi.

Premessa numero uno: 
non mi frega un cazzo di definire cosa sia la satira. 
Cos'è la satira lo decide il mainstream, io non ho le spalle abbastanza grosse.
["No, ma che vuol dire, ma che c'entra..."  MaVaffanculo.]

La satira che io avevo conosciuto da piccolo è morta,
"Denudo il potere e il buon senso comune facendo ridere" è la frase scritta sulla lapide.

Premessa numero unoBIS:
Quelle di Gino Bramieri oggi non sarebbero barzellette, ma "satira sulla famiglia tradizionale".   MaVaffanculo.

Premessa numero due:
Fare battute su qualcosa non spiega COSA HAI DETTO su quella cosa.
Puoi fare battute sul papa che offendano il papa, battute sul papa che offendano un cattolico, battute sul papa che non offendano niente, puoi fare battute sul papa che il papa troverebbe divertenti.

Non è "fare battute su", ma "ho detto una cosa con una battuta".
Altrimenti che significa, che quello che vogliamo dire con la battuta lo diamo già per scontato?
["No, ma che vuol dire, ma che c'entra..."  MaVaffanculo.]

Premessa numero tre:
Una battuta è una frase, esprime un concetto esprimibile in una frase. 
Da qui il gioco stiloso di battute superfighe con cui si esprime lo stesso concetto reiterato fino alla tortura.

Premessa numero quattro:
Quando scrivi una sola battuta, e il motore della risata in quella battuta è un double-entendre sulla parola chiave, 
è quasi del tutto impossibile che dietro quella battuta ci sia una cazzo di idea.
La sola idea che emerge è "guardatemi!, faccio i giochi di parole a tema".

Fine premesse.
Nel resto del post non dirò mai "la satira dovrebbe" o cazzate varie.

Svolgimento.


Un prodotto umoristico (dalla battuta al programma tv o web) incontra un mercato.
La battuta singola esprime la sua massima comicità se il gioco letterario sofisticato appoggia un'idea condivisa con l'uditorio.
E' il problema della battuta singola.
Più l'idea è "di nicchia", più rischia di scontrarsi coi titani "non fa ridere" e "non si capisce".

Ergo, le battute che esprimono idee difficili sono poco fruibili.
Le battute con contenuti elementari (Berlusconi ruba e scopa minorenni, il pd è un catorcio morto, i preti sono pedofili e la chiesa non paga le tasse, la destra è razzista, la sinistra ipocrita, Gigi d'Alessio è nammerda) al contrario vendono parecchio, oggi sono commerciabili.

Il mercato basato sulla pubblicità esige che il pubblico riceva il contenuto rapidamente e senza dover alzare la soglia dell'attenzione,
è così con la tv commerciale e il web ha amplificato notevolmente il meccanismo sotto l'aspetto della velocità.

Le cose che fanno "riflettere" [CIOE' QUELLE CHE VI SUGGERISCONO UNA COSA CHE NON SAPEVATE O NON AVEVATE MAI PENSATO, PORCHIDDIO!]
non incontrano il favore del mercato, poiché non sono buoni veicoli di pubblicità.
E se una cosa non porta bene la pubblicità, nessuno ci investe e quella cosa muore.

Ergo, se vuoi vendere scegli di fare roba vendibile.
La battuta di cabaret politico oggi è un buon mercato in italia.
E' immediata, è umoristica, attacca un nemico che va di moda.

Domanda del secolo: è satira vera quella che vende?
Oppure siccome vende parecchio non è satira?

Ma...sticazzi?? 
Avete bisogno di marchiarvi "satirici" per mantenere l'onorabilità?
Contenti voi.

Sapete perché continuiamo a chiederci se la roba è satira o non lo è?
Perché se una roba decidiamo che è satira, c'è tutta una fetta di clienti pronta a comprare,
che si può riconoscere genericamente negli antiberlusconisti, l'unica fetta di mercato chiaramente intercettata negli ultimi 20 anni (grazie Santori Travagli Saviani vari).

Se Travaglio dice che il mio testicolo destro è satirico, in una settimana ne venderei 200mila riproduzioni in argento a grandezza naturale.
Ma dovrebbe comunque essere un testicolo, cioè una roba che il suo pubblico accetterebbe.
Se io andassi da Travaglio a dirgli di spacciarmi la raccolta delle bestemmie più divertenti del 2013, col cazzo!
Il suo pubblico è perbene, mediamente cattolico, rispetta i morti, e troiai del genere, non potrebbe.

La realtà è che per ogni cosa, c'è a chi piace e a chi non piace.
Pensate che Crozza o Brignano piacciano a tutti?
No. Ma piacciono ad abbastanza gente da invogliare un inserzionista a piazzargli il marchio sulle chiappe.
Quindi hanno gli investimenti per andare avanti, e se il loro lavoro compiace il loro pubblico, andranno avanti per anni.
Nient'altro.
La vendibilità fa il numero, il numero fa il gradimento, il gradimento fa l'autorevolezza.

Le battute vendono. Non "fanno riflettere" [PORCHIDDIO!!], ma vendono. A molta gente piacciono. Va bene così.
Satira? Non satira? Chissenefrega. Diciamo pure che è satira, a chi dobbiamo rendere conto?


C'è un sacco di gente che apprezza le battute sulla morte e sulle malattie, in Italia.
Se La 7 fosse sicura(sicurissima) che monologhi irriverenti sul cancro, blasfemi, volgari e pieni di buonsenso fossero seguiti da 3 milioni di persone in italia, solo io che non sono nessuno c'avrei quattro programmi di merda da fare.
Non è etica, è MERCATO!

All'estero esiste l'umorismo diverso perché lì la fetta di mercato l'hanno intercettata.
Ed è solo questo che conta!

Negli stati uniti c'è una tradizione satirica e umoristica spietata per contenuti e linguaggio,
e contemporaneamente il gotha della tirannìa mondiale.
Non è che lì la satira cambi qualcosa(direi che il governo USA nn è paragonabile col teatrino dei pupazzi italiano).

Però da noi cazzeggiare con un bambino senza braccia è orrore, negli USA magari è 5 milioni di spettatori, per dire.
Fuori da quei 5 milioni c'è un mucchio di gente che dice che è orrore, ma 5 milioni di spettatori sono un bel numero di persone a cui vendere roba e quindi quelle cose le pubblicano, tutto qui.
Le questioni etiche sono uguali dappertutto, la differenza tra noi e l'estero è tutta nel numero!

In Italia sembra che i "pervertiti" attratti da quelle cose siano pochi drogati o malati mentali. Non è così ma sembra così.
Perché? Perché c'abbiamo il Vaticano? Forse.
Ma anche perché chi dovrebbe investire alla ricerca di questa fetta di mercato, gli editori, 
sono rimasti quelli dei tempi di Cuore, cioè dei VECCHI.
Non a caso nell'editoria mainstream italiana, i prodotti per i giovani gli puppano la fava, ai giovani.

In RAI non puoi parlare con un certo linguaggio né dire certe cose, perché la RAI la guardano i VECCHI!

Non si può fare una cosa che piaccia ai giovani e pure ai vecchi.
Se ci provi, viene un maledetto sfascione che fa cagare.
Solo il calcio e la figa ci riescono naturalmente.
Tant'è.

Luttazzi in tv era un ottimo strumento per valutare la fetta di mercato reale per quel tipo di contenuti.
Da che ricordi io, la sua roba faceva buoni ascolti.
Quando è sparito lui, perché non hanno continuato a investire?
Non ce l'ho la risposta a questo. Purtroppo.

Forse certa roba si tollera di più quando viene dall'estero (mediaset trasmette simspon e southpark, per dire),
ma se è roba italiana allora intervengono altri meccanismi?
Non lo so e mi piacerebbe molto poter rispondere.

Fatto sta che la televisione ha chiuso i rubinetti per queste cose,
su internet non vi è ancora un futuro definito, non è ancora un mercato vero,
Non mi venite a raccontare delle pagine piene di battute cliccate e rilanciate migliaia di volte in rete,
stronzate!
Quanta gente ci lavora con quella roba? Quanta gente scrive battute ultracliccate PER LAVORO?
["No, ma che vuol dire, ma che c'entra..."  MaVaffanculo.]

E poi vogliamo dare importanza alla quantità di like che si beccano su facebook per parlare di satira?
Vogliamo commentare quali sono i contenuti che sul web prendono milioni di like e visualizzazioni?

L'italia pare che sia diventata un popolo di santi, poeti, navigatori e autori satirici su spinoza. (questa frase potrei averla sentita da qualcuno, ma non me lo ricordo, scrivetemi e sarete citati in calce).
Il giorno che arriveranno gli inserzionisti per davvero ci sarà da ridere.

Ad oggi, satira è ciò che vende al cosiddetto pubblico della satira.
Questa è la dannata fine del dibattito.

Alcuni parlano di una cosa quasi mitologica che combatte il potere e cambia la gente con la risata.

Quella roba esiste, ma non la conosce nessuno perché non ha un distributore, parla a poche persone per volta e dovete andarvi a capare da soli i singoli eroi che la praticano.
Sarà roba unica che vi capiterà ogni tanto e la ricorderete sospirando, perché ognuno di noi è un maledetto ciavattaro e se la tv o internet non ci propinano una cosa cinque volte a settimana, noi non ci ricordiamo nemmeno della sua esistenza.

Io ho smesso di chiedermi cos'è la satira.
L'unica cosa che mi è rimasta di quello che sapevo è che la satira esprime "il punto di vista dell'autore".

Io non voglio fare satira, voglio solo esprimere in maniera comica tutto quello che penso.
Se poi ci finisce dentro della satira, giuro che non volevo.
Si vede che stavo pensando male.