Chiedo i danni

 La cura del proprio benessere prevede una serie di trattamenti a cui ciclicamente bisogna sottoporsi, e i consigli in questo senso si sprecano: centri benessere, viaggi, buoni ristoranti, passeggiate in montagna, check up medici, incontri spirituali. Non solo di questi tempi sarebbe doveroso aggiungere un buon libro, cinema, concerti dal vivo, spettacoli teatrali e quant’altro; ma in questo sottoinsieme di consigli culturali per il bene dello spirito, “uno spettacolo di Grazia Scuccimarra almeno una volta l’anno” dovrebbe essere una prescrizione medica obbligatoria. Gli effetti benefici sono molti: restituzione della dignità linguistica, elevazione morale, stimolazioni emotive somministrate attraverso una sapiente dialettica e, soprattutto, tante risate a fini catartici e liberatori.

Torna ancora Grazia Scuccimarra al Teatro dei Satiri, con Chiedo i danni, ultima fatica di un lungo e prolifico elenco di produzioni ormai più che trentennale. Lo stile, come sempre, è inconfondibile: poche luci semplici e funzionali, pochi oggetti, un tavolo e un manichino, che stavolta – è il caso di dirlo – impersona un avvocato, al quale la nostra si rivolge, per due scoppiettanti ore di monologo, elencando tutti coloro che vorrebbe citare in giudizio: enti, persone, concetti, esperienze, tutto ciò che ha compromesso quella scala di valori a cui si è creduto per tanto tempo e che è stata sottratta, ribaltata, rimescolata e ridata in pasto a una società «che va al rovescio» più di quanto sia possibile sopportare.

I temi affrontati, altro indicatore proprio di stile, sono tanti: non solo la politica, non solo la precarietà che pre-esisteva a quella odierna (la Scuccimarra racconta la sua esperienza di supplente scolastica: «Prof TAXI 4711, dica Preside, devo essere a Civitavecchia fra due minuti e mezzo? Certo, faccio anche meno!»); affronta il mondo giovanile con sguardo un po’ disorientato ma sempre ammirato e affettuoso, parla con spietato disincanto degli anziani, ammettendo la propria sopraggiunta collocazione tra di essi pur senza rinunciare a beffarsene («Di che ti lamenti?[...]se con la pensione non ci vivi, allora muori!»); dileggia il mondo femminile di una volta paragonandolo alla sicumera di quello odierno, diverte raccontando le sue vicissitudini di moglie e di madre, illumina con la sua cultura linguistica che scompone e ricompone a piacimento: «“materia grigia” suona male, è una parola triste, senti “culo” come ha più ritmo? È più allegra, gioiosa, per forza poi la gente preferisce usare quello!»; e ancora i rapporti di coppia, i figli, il sesso, la cultura sentimentale della sua gioventù, la vita, la morte: un esilarante corso di orientamento all’esistere, una lezione semplice e irrevocabile, diretta e micidiale, arguta e sofisticata, proprio quello che da Grazia Scuccimarra, in fondo, ci si aspetta.

E lei lo sa, e non tradisce. Il suo linguaggio preciso e tagliente, la sua libera sfrontatezza, la fisicità espressiva e la sua voce autorevole e sicura, sono gli ingredienti che rendono Grazia Scuccimarra una attrice comica di grande talento, e una autrice satirica e drammaturgica notevole e altamente produttiva, che occupa uno spazio di tutto rispetto pur restando tra le seconde file, ahinoi, del nostro panorama teatrale. In fondo però, rincuora il fatto che, come sa bene chi conosce il senso dell’espressione «all’italiana», tale collocazione in ambito culturale è naturalmente riservata ai migliori: troppo preziosi per la bassa mercificazione della comicità, e troppo genuini e affamati di contatto per stare nelle lontane elites del palcoscenico. Ogni spettacolo di Grazia Scuccimarra è una celebrazione all’arte della retorica come strumento per l’elevazione, e alla comicità come potente aggregatore sociale, civico e spirituale. Per questo, come ogni volta, non si può fare altro che consigliare caldamente di seguirla per non annoverarsi tra le file di quei vuoti e indifferenti individui a cui sarebbe giusto, spesso, chiedere i danni.



Chiedo i danni
Di e con: Grazia Scuccimarra
Musiche: Pino Cangialosi e Grazia Scuccimarra
Luci : Angelo Ariani
Dal martedì al sabato alle 21 e domenica alle 18
Dal 13 novembre all’8 dicembre 2013
Teatro dei Satiri
Via Di Grottapinta, 19
Prezzo biglietto: da 17 a 20 euro