BLOG - XLOVE su ITALIA1: signore e signori, la STANDUP COMEDY.

di come la tivì mi cambia la vita.

Nel nostro paese la televisione è padrona del linguaggio e ha il potere di imporre i significati associati alle parole.

Tutto ciò che la tv intende dire con certe parole, nel giro di poco tempo diventa significato comune.
Se non siete d'accordo con me pensate alla parola "polemica", o anche andate affanculo.

Ieri è andato su ITALIA1 XLove, un programma che ha fatto come suo "elemento di distinzione" la presenza di alcuni standup comedian,
ossia comici che fanno monologhi senza uso di tormentoni, giochi di parole, personaggetti e parrucche del cazzo.

Ho visto il programma, cioè, ho visto solo i monologhi.

Beh, signori, quelli di ieri sera sono stati standup comedian a tutti gli effetti.
Comici col loro nome e cognome che fanno ridere senza tormentoni(vero), senza giochi di parole(giusto un paio innocui), personaggetti (mi viene il dubbio di Fullin, ma vabbé) e parrucche del cazzo.


Gli argomenti? Estremamente banali come una prima serata di Italia1 impone.
Le battute?  Dannatamente facili tranne qualche raro caso, come una prima serata di Italia1 impone.
Il linguaggio? Lievemente meno censurato, ma niente di che. Se con Zelig&Colorado siamo indietro di 100 anni, con XLove siamo indietro di 90.

(-"Beh almeno questo è un miglioramento!" Sì, come "Sto precipitando da un burrone e finirò in mezzo ai piraña quindi posso scoreggiare che non sente nessuno.")

Quella di XLove era nient'altro che STANDUP COMEDY MAINSTREAM, un fenomeno che esiste ovunque, anche nella tanto sospirata america (Jerry Seinfeld è un bravissimo standup comedian di una banalità da pollaio, non a caso è strafamoso).

Cosa c'è di male in tutto ciò? Semplice.

Nel mondo dell'intrattenimento italiano, la banalità ha il monopolio.
La televisione ha reso la parola "cabaret" sinonimo di "noia" e "banalità" (capito quando dico che è padrona del linguaggio?) mentre il problema non è il cabaret in sé, non sono i personaggi, non sono i tormentoni, è la BANALITÀ.
Totò era, tecnicamente, un personaggetto pieno di tormentoni ma non era banale per mille motivi.

La definizione "standup comedian" per qualche tempo è stata affiancata all'idea di comicità non banale, ma la parte importante era "non banale", non "standup comedian".

Adesso che la TV MAINSTREAM si è mangiata il termine StandUp Comedy in questo modo, non sarà più garanzia di salvezza dalla banalità.

Questo è un male? Beh, per me che prima di tutto adoro la StandUp Comedy, certo, anche se non è che ho ragione, è solo rodimento di culo.

Però in fondo ci sono anche dei lati positivi.
Finora a livello televisivo i monologhisti sono stati banditi, forse da domani inizieranno ad essere richiesti, è un mercato che si apre e in teoria più ce ne sono e più c'è possibilità di vederne di interessanti (so che parliamo di tv italiana, infatti ho detto "in teoria").

Oggi vendere uno spettacolo di StandUp Comedy è difficile perché quando dico "standup comedy" molti non sanno di cosa parlo. Domani sarà diverso, e se hai già molti anni di esperienza avrai più considerazione di quanta ne hai adesso.

Certo, Standup Comedian non significa più che sei un comico alternativo, né un comico originale, né identificherà una nicchia, né altro.
Standup Comedian significherà solo quello che è sempre significato: fai ridere coi monologhi in prima persona.

Ma se il concetto di standup comedy verrà sdoganato, si apriranno delle porte, avrai accesso agli spazi, e ti sarà più facile dimostrare di essere originale se davvero lo sei e se davvero ci tieni.

Da dove viene allora questo malessere tra le righe?
Dunque: un pò dal fatto che non posso più atteggiarmi ad aristocratico come prima.
-"Io sono uno Standup Comedian" -"Ah tipo Frank Matano?"  
Ciao.

E un pò, dal fatto che a noi appassionati di comicità ci hanno fregato una parola, purtroppo da oggi "standup comedy" può voler dire anche "banalità".
Mi fa rabbia quando le cose che credo importanti vengono banalizzate perché mi sottraggono una fettina di identità.

Come quando la parola "comico" è stata associata sia a Massimo Troisi che a Francesco Mandelli.


PS Debora Villa è bravissima pur interpretando testi puerili.
PPS Maurizio Lastrico ha fatto due pezzi che non c'entrano un cazzo con la standup comedy, eppure il pezzo sulla Bibbia era un pezzo di scrittura comica molto virtuosa.
PPPS Il monologo di Frank Matano è la dimostrazione di come la "standup comedy" in sé sia un tipo di performance accessibile a qualsiasi organismo dotato di un alfabeto.