RACCONTARE IN CARNE ED OSSA

Quando vai al cinema e vedi un film che ti lascia estasiato, vuoi bene a chi lo ha fatto, agli attori, al regista, alla troupe.

Immaginiamo che finito il film le luci si accendessero, l'intero cast col regista entrasse in sala a ringraziarci, ci guardassero in faccia e noi guardassimo loro proprio lì davanti.
Non so voi, io inizierei a battere le mani di cuore e rosicherei di non avere un reggiseno da tirare.

Immaginiamo che il regista dicesse: "visto che il film vi è piaciuto, saremmo lieti di rifare alcune scene qui per voi",
a quel punto io inizierei a leccare a caso il prossimo, e mi farei qualcosa di vietato ai minori nei pantaloni!

Essere nella stessa stanza con la VERA PERSONA che ti sta raccontando amplifica l'emozione, rendendola tanto coinvolgente da farti voler bene alle altre persone che sono nella stessa stanza, attori, autori, registi, pubblico, tutti.

Questo è il valore aggiunto del teatro.
Niente di nuovo, è lo stesso concetto dello stadio o dei comizi, ma con altri tipi di emozioni.

Non è una novità ma è comunque estremamente importante.
Deve essere per questo che alcune persone che lavorano a hollywood continuano comunque a raccontare storie dal vivo.



Ian McKellen e Patrick Stewart


Raccontare storie dal vivo è difficile perché se stai raccontando male non puoi ripetere il ciak,
devi impegnarti a non sbagliare perché se sbagli chi ti ascolta perde il disincanto, si intristisce e tu devi impedirglielo.

In buona sostanza secondo me, devi voler bene alla felicità delle persone che hai davanti.

Oh!, sia chiaro,
essere così sensibile non conta una cippa da solo, devi anche imparare come si raccontano le storie!
Perché sticazzi se sei Madre Teresa, se poi a raccontare storie fai schifo.