L'IGNORANZA DEI SATIRISTI


Se vuoi fare satira, devi renderti conto che è una lotta, una guerriglia.
Perché se la fai bene, i tuoi diritti saranno calpestati.

E se questa cosa ti sconvolge, è meglio che non la fai,la satira, perché non hai capito cos’è il potere.
Puoi rattristarti, certo, puoi arrabbiarti certo, ma non puoi scandalizzarti.
Lo scandalo è che la gente venga ammazzata per un disegno semplicemente perché significa essere tornati al medioevo, non c’entra la satira.

Omicidi a parte però, il resto è un continuo rischio di soprusi.
Se fai una cosa “satirica” e non hai problemi, i motivi sono due:
o sei un pesce talmente piccolo che chi vuoi che venga a romperti i coglioni,
oppure quello che fai è CAMOMILLA. Barzellette. Solletico.
Non è satira buona. È satira innocua (che tecnicamente non dovrebbe esistere, ma lasciamo stare).


Ieri uno dei più noti satiristi italiani ha detto in una intervista radiofonica, parlando della tragedia CharlieHebdo: “Io ho attaccato la Chiesa ma mai Gesù, bisogna prendersela con le persone e non coi simboli”.
Ha dimenticato di aggiungere: “Se vuoi alzare i soldi”.

L’affermazione di questo noto satirista è una delle più stupide e irresponsabili che io abbia mai sentito.
E il fatto che l’abbia fatta un noto satirista è deprimente.
La vecchia guardia lecchina e conservatrice, quella che forse diventerò io da vecchio?
Spero, significherebbe che sto meschinamente difendendo uno stipendio, il che significherebbe che ho uno stipendio.

Parlare di religione senza dire niente sui simboli è l’atteggiamento più ignorante e reazionario che possa esistere, poiché il gigantesco potere che la religione ha nella società è data dalla persuasione dei loro simboli.

“Non ho mai attaccato Gesù”, parlandone come se fosse una persona realmente esistita.
Prendersela coi singoli cardinali, papi e preti, senza affrontare i “perché” che ci sono dietro, è da vigliacchi. Dire che è così che si fa la satira è da striscianti democristiani.

Invece di dare lezioni al popolo bue cercando di cavarsela millantando dignità che non esiste, io vorrei che uno di questi parrucconi della satira dicesse, semplicemente, LA VERITÀ:

“Ragazzi, in Italia il pubblico per la satira veramente irriverente non c’è. Siamo un branco di decerebrati, se volete trovare lavoro come satiristi, dovete occuparvi della satira commerciale, quella che piace al potere e all’ignoranza di questo paese a maggioranza idiota. È un buon mercato, ci si guadagna bene, potete dire il 15% di quello che vorreste; oppure potete fare liberamente quello che vi dice la testa e considerare di avere problemi con la distribuzione, con la giustizia, e con la bava della gente”.

Questa è la realtà.

L'unica cosa surreale è che si rischi la morte violenta, ma se riuscissimo a evitare quella, sarebbe comunque uno schifo.

Che poi è anche per quello che uno fa satira, perché le cose schifose ti fanno venire in mente idee buffe.